Juliet Art magazine,
Francesca Giraudi
n. 118, 2004 pag. 60
Leonardo Pivi pur riconosciuto come un abile artista musivo, non disdegna altri linguaggi espressivi come la scultura e l’oreficeria, sovvertendone però le regole e i codici. Per esempio i venti gioielli da lui prodotti, tra collane, pendenti, anelli e oggetti, formano una raccolta di piccole sculture preziose, di “sculture indossabili”, che oltre ad avere una valenza estetica e decorativa originale, contengono anche un chiaro messaggio artistico, offrendo al visitatore la visione quasi di una serie di reperti, di frammenti di natura preziosa. La ri-costruzione di organi umani nei gioielli, come il cuore, l’intestino, i denti o il cuoio capelluto viene effettuata attraverso l’accostamento di materiali diversi: l’oro giallo o bianco si unisce alla pietra o all’osso, che appartiene a qualcosa di ex –vivente, al corallo, che rappresenta il sangue, al marmo rosa, che rimanda all’incarnato, o alla madreperla, che per il suo colore assomiglia alla saliva. Ognuna di queste “sculture indossabili” porta con sé anche un titolo, un nome o meglio, un’immagine: un pendente, lavorato in osso, corallo rosso, turchese sintetico, turchese naturale e con una montatura in oro giallo si chiama, per esempio, “cuore di vampiro”, una collana racconta di “amanti e spasimanti”, mentre nel pendente in osso, madreperla e oro bianco la frase “cuoricino mio bello non fermarti mai” è incisa direttamente sul materiale della sculturina stessa, che diventa un’amuleto per scacciare la paura della morte, perché, come ha scritto Carla della Beffa,“un po’ di cinismo, un tocco di macabro servono a sdrammatizzare”. Leonardo Pivi, nato a Cesena nel 1965, dal 1982 partecipa a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Artista poliedrico e maturo, Pivi si muove con efficace disinvoltura fra i diversi generi artistici, ma soprattutto fra la scultura ed il mosaico, da segnalare l’opera proposta al pubblico nel 2004 con il ritratto di due personaggi del mondo del cinema, quella parte del cinema che ricorda come gli homo superior nella catena evolutiva non siamo noi, ma i figli dell’atomo, nati con una mutazione genetica esclusiva. Gli X–Men, con Wolwerine, un combattente solitario per la salvaguardia dei mutanti, e con Mystique appartenente alla fratellanza dei malvagi, ora sono appesi alle pareti nella casa di un qualche collezionista e mostrano come il fantastico mondo del cinema rappresenti il tema maggiormente ricercato in questo tipo di composizione figurativa. Nel solco della tradizione più consolidata, Leonardo Pivi in queste icone che guardano ad una dimensione a noi incomprensibile si riconosce per comporre mosaici che sono plastici perché prendono vita dai colori di ciascuna tessera di marmo, turchese o di corallo, tagliata e lavorata a mano e poi sapientemente connessa alle altre.