Spazio aperto al disegno
Costantino D’Orazio
intervista, catalogo Spazio aperto al disegno, Villa delle Rose, Bologna / Bari, 2003
C. D’orazio: Spesso leggo che tu ti interessi della rilettura di miti e archetipi in chiave contemporanea. A quale archetipo si riferiscono le opere in mostra? L. Pivi: Non mi preoccupo di reinterpretare miti o archetipi, seguo una via espressiva molto caotica, disordinata, dove ogni opera solitamente si ricollega a fatica alla precedente, perché attuo dei continui strappi iconografici che spesso rendono difficile la leggibilità del mio lavoro. Non mi sono mai preoccupato di sposare idee o stili ossessivamente, l’ingrediente è il “catalizzatore emotivo” che uso per cambiare continuamente la mistura di colori e materiali, che manipolo per creare pitture, sculture, mosaici.Il mondo delle immagini è la mia vera fonte ispiratrice: fumetto, cinema, internet, video-giochi, ecc.Devo semplicemente focalizzare l’attenzione su un’immagine o notizia in grado di galleggiare come una potente suggestione su tutto il resto. Può anche succedere che sia il mio metabolismo a suggerire soluzioni formali di tipo inconscio, perché vengono semplicemente ripescate e trasformate in immagini ibride, e che non sempre svelano un legame iconografico originario. I disegni esposti in mostra misteriosamente si sono rivelati attingere energia da un film che ricordo aver visto qualche anno fa e che ha lasciato dentro di me qualche scoria da espellere, il film al quale mi riferisco è “Gremlis”. C. D’orazio: Mi pare di intuire che tu abbia voluto illustrare una ironica lotta tra vita e morte…. Mi sbaglio? L. Pivi: non ti sbagli, L’ironia è una componente fondamentale nel mio lavoro, le tematiche che affrontano le mie opere a volte lasciano trasparire un’impercettibile e molto sottile senso ironico, più spesso questa sensazione si fa spudoratamente più esplicita, o addirittura tale messaggio, viene, da me amplificato fino all’esagerazione con forzature di ogni sorta.