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Beauty crash

Susanna Mandice

Artkey n°7 nov/dic 2008

(…) Negli ultimi anni, questo singolare artista ci aveva abituato ai mosaici, in un’originale ripresa della raffinata tecnica il cui apice è visibile ancora oggi nelle chiese dell’Adriatico, non a caso Pivi proviene da Cesena. Da Ugolini invece, scopriamo, oltre alle consuete produzioni, mosaici di carta, meglio definibili come collages, anzi re-collages che rappresentano un percorso diverso eppure coerente con la ricerca dell’artista. Scultore e mosaicista, Pivi analizza la figura umana, ne seziona l’essenza, con caparbietà e precisione chirurgica rappresenta e stravolge le icone della contemporaneità. E accanto ai Re-collages, le sculture conturbanti e riconoscibili che sono valse a Pivi la partecipazione alla biennale di scultura di Carrara. Insomma il tema si ripropone, con tecniche e soggetti differenti: Pivi ci racconta dell’uomo, ma in misura maggiore della donna che, asettica nell’esprimere sentimenti, si rifugia in canoni estetici prestabiliti e vacui, nei quali pare trovare una soddisfacente esaltazione. Tuttavia, seppur nei parametri di beltà imperanti, le donne di Pivi presentano tratti caricaturali, cicatrici, segni di abbrutimento e sguardi bovini. Certo, non è inedito il tema, sono però sicuramente originali le tecniche utilizzate. Bamboline che sembrano le Bratz, collage di fotomodelle straziate, sculture di corpi essiccati: Pivi stravolge i canoni della bellezza e ne denuncia la piacente volgarità. Il tutto riporta a galla una vecchia questione: i prodotti di questa contemporanea e mediatica società, ibridi che celano al proprio interno apatia e conformismo, sono le vittime del nostro modo di vivere o ne sono gli artefici?