Flash Art n° 210, 1998
Maria Grazia Torri
Recensione mostra Milano galleria Eos pag 112, 1998
“Il bell’incubo di Maria” è il titolo della sconcertante mostra che Leonardo Pivi ha tenuto nello spazio vagamente chiesastico della galleria EOS. L’aspetto che più salta agli occhi in questa rassegna è la follia degli accostamenti. Maria, ripresa pari pari da un santino, viene contrapposta ad altre immagini della serialità contemporanea tra cui Paul Newman e Hitler e l’effetto è fortemente omologatorio, perché quando ti impongono un’immagine, essa acquista comunque un valore auratico e un potere dovuto sia all’imposizione che alla selezione operata dal soggetto nell’ambito del set di tutte le immagini mediali disponibili, affinché essa ci colpisca. Ma la cosa che sconcerta davvero sono i ritratti vilipesi dei santi, collocati in una sorta di “cappelle laterali”, mostri orrendi e raccapriccianti a grandezza naturale, costruiti con la paziente e certosina tecnica dell’antico mosaico, quella di sant’Apollinare, alcuni con gli organi sessuali ben in vista, altri con gli occhi dei cartoons ma con pupille riflettenti l’immagine di Maria dello stesso famigerato santino. Altrettanto sconcertanti sono certi putti in marmo collocati incautamente nei bidoni della spazzatura, o gli scheletri rattrappiti mezzi sotterrati sotto il livello del pavimento, quasi che la galleria si trasformi in una misteriosa e funerea cripta. La chiesa ha fatto per secoli di Maria lo stesso scempio che la televisione fa ora di noi, imponendoci le sue caterve di immagini, di idoli involontari non scelti, di mostri imposti a tutti i costi, persecutori della nostra quiete e guastatori della tranquillità pubblica. Maria, questo terrificante mostro pubblicitario, ha perso tutti i tratti della pietas per diventare come quel povero gigantesco burattino di legno, con la testa imprigionata in un forcone che cammina e si agita incessantemente simulando il nostro moto perpetuo. Sì quel burattino siamo noi non più vittime di una sacra immagine, ma di uno spietato, gigantesco, feroce e mostruoso immaginario collettivo teleimposto e videoconsacrato: Ottima e singolare è l’abilità di Pivi mosaicista, che stride anch’essa con la velocità spasmodica del tempo reale e della raffica di immagini con cui l’etere ci saetta e ci schiaccia.