Colpo di grazia
Guido Molinari
Colpo di grazia, Galleria Betta Frigieri, Sassuolo, 1996
Nelle opere recenti di Leonardo Pivi sempre di più la leggerezza, la velocità, la mobilità della dimensione elettronica giunge a fondersi con l’arcaico e il primitivo. Nelle tre sculture di grandi dimensioni il cemento armato viene impiegato per dare concretezza a questi “sogni elettronici” fino a rendere i personaggi delle presenze “vive e reali” che si avvalgono di proporzioni umane. Materiali da costruzione ludici, instabili, aperti alla modificazione, quali il “pongo” o i mattoncini giocattolo per bambini, si trovano ad interagire con un altro materiale da costruzione estremamente più solido e immutabile, il cemento armato. Dunque il “finito” tecnologicamente del mondo del giocattolo, frutto dell’industria e della lavorazione in serie, si trova a convivere con un barbarico “non finito” appartenente alla dimensione scultorea, o meglio con una potente e mentale “bassa definizione” delle forme, in cui alcune energie che spingono verso la creazione, permangono sospese in una dimensione potenziale.
Con l’opera intitolata “Non ti scordar di me” ci troviamo al cospetto di una probabile mutazione aliena: un personaggio dai tratti fumettistici e dalla stilizzazione arcaicizzante sorregge un piccolo grattacielo giocattolo. In questa creazione ironia, sessualità e santità convivono in un’unica immagine dove il santo, come vuole la tradizione iconografica, sorregge benevolmente la città, distendendo su di essa il suo carisma protettivo. Ma ecco che proprio l’ironico grattacielo, versione attualizzata di antiche torri, svela attraverso uno spiritoso processo di “condensazione”, la sua mal celata caratteristica di simbolo fallico. La terza opera di grandi dimensioni vede un personaggio, come una eco giunta a noi dal medioevo su cui domina una deformazione di impronta espressionista, rappresentare nella tridimensionalità un ideogramma egizio. Il mixaggio tra differenti culture, lontane nello spazio e nel tempo, trova un’integrazione con la produzione in serie dell’età contemporanea attraverso l’impiego, accanto alla statua, di finti e colorati animali da cortile. Sembra quasi che questi piccoli oggetti-totem, da giardino acquistino un’anima in presenza del loro “fratello maggiore”, uniti ad esso da vari elementi: innanzi tutto lo stesso materiale, il cemento armato, ma soprattutto, in entrambi i casi, un’unica regia “concettuale” che domina e controlla le operazioni.
Da un lato infatti questi finti animali da cortile sono frutto di un’assunzione all’interno della sfera artistica di prodotti dell’industria, scarti su cui hanno agito corrosivamente gli elementi atmosferici. Dall’altro, nelle realizzazioni scultoree di Pivi, l’artisticità viene ad ogni occasione consapevolmente citata, filtrata anch’essa da una supervisione, nella quale sorveglia continuamente l’ambito smaterializzato del pensiero. Il risultato in questo caso vedrà affiancati oggetti frutto di un’artisticità diffusa, a basso costo, comunque caratterizzati da un’iconicità e una schematicità stilisticamente congrua alle statue realizzate da Pivi. Accanto alle opere di grandi dimensioni, l’artista affianca una produzione brillantemente eterogenea nella quale trova posto ad esempio un micro mondo di piccoli esseri realizzati in terracotta e, come in una quotidiana operazione da cosmesi, ritoccati tramite un intervento pittorico. In questa, come in altre opere, passato, presente e futuro si compenetrano incarnandosi in molteplici personaggi le cui forme attingono al mondo flessibile ed elastico dei “cartoons”, ma in parte anche alla potenza immaginativa della scultura primitiva, senza escludere una componente caricaturale e grottesca.
Nei “Nidi di uccello” la duttilità e la ricchezza cromatica di un materiale legato ai giochi per l’infanzia, quale è il “pongo”, giunge a contatto con questa abitazione “minimale”, edificata in maniera identica nel corso dei secoli. Questi nidi provvisti di rami ospitano al loro interno teste di personaggi dai volti caricaturali, generando uno scontro tra dimensioni diverse, lontane ed estreme. I mosaici sottolineano ancora una volta la capacità dell’artista di poter spaziare senza esitazione tra le due e le tre dimensioni, sfuggendo ad ogni vincolo dettato da costrizioni formali o da impiego forzato dei medesimi materiali. Leonardo Pivi, attraverso la sua forte carica immaginativa, ci proietta in una dimensione in cui la fissità della storia e la mobilità della tecnologia odierna convergono, generando nuovi ed imprevedibili risultati ricchi di potente grazia.