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Qualche domanda a Gianni Romano

Gianni Romano

intervista, Venti opere fragili, Galleria Analix, Ginevra, 1992

Perché fragili? La fragilità non è considerata in rapporto all’opera, ma in relazione a un modo di fare arte, che non è focalizzata sullo oggetto ben definito. L’artista non dice piò: questo é, ma questo partecipa a. Più interessato dalla formula che dalla forma, l’artista non vuole più sedurre con la bellezza della sua opera, ma suscitare delle domande – per es. perché fragile?

Fragile significa effimero? No, si tratta soprattutto della banalizzazione dell’affermazione artistica: gli artisti non fanno più dei capolavori, am danno un contributo all’azione di fare arte. La fragilità deriva dal contenuto, il quale non è più portatore di significato nel senso tradizionale del termine

La fragilità è in rapporto con l’arte povera? No, perchè nell’arte povera, è il materiale che è povero, si tratta di un discorso sull’intimità, si parla di cose semplici … Così che, se voi guardate per es. l’opera di Biefer e Zgraggen, niente di meno povero: si tratta di una appropriazione quasi capitalistica dell’oggetto. Per quel che riguarda Pivi e Rantzer, la pratica e la costruzione poetica coincidono e i materiali escludono la tentazione iconografica optando per delle immagini poveri, primordiali. Per un artista come Pivi, la materia è un argomento di conversazione attraverso il quale l’opera assume dei significati diversi, ma non resta un argomento unico. Il materiale non parla di se stesso, non racconta la propria storia, ma entra in osmosi con un’immagine in progressione.

Qualche esempio? Il migliore può essere: Cattelan che si presenta alla sua esposizione personale spiegando che non può mostrare niente perché gli hanno rubato la sua opera e che espone il verbale della polizia… O Pettibon, che usa la carta, degli oggetti da poco, che disegna, in fretta, guardando la televisione. Nelle mani di Pivi, con un semplice temperino, delle piccole pietre diventano icone. Se rischia di darsi la zappa sui piedi quando usa la croce, il simbolo più sintetizzato, l’artista arriva, con la metafora dell’imbuto aperto al mondo o delle icone attorniate da cadaveri di animali, a sconvolgere il destino del segno ed anche in suo proprio rapporto con la rappresentazione. La rappresentazione non corrisponde più a una visione del mondo a volte personale ed evidente, ma a una visione appena dichiarata della realtà.

In che cosa questa fragilità è ancora arte? E’ arte perchè non mi lascia indifferente, perchè è bello, perchè mi piace … L’oggetto guardato nel suo divenire opera d’arte. La natura dell’oggetto artistico è d’altra parte portato a cambiare profondamente alla fine di questo secolo: un oggetto più diviso.