In piena vista
Christine Salvadé
Quando due mostri giocano alla «morra» — Le Nouveau Quotidien, venerdì 18 febbraio 1994 (testo originale in francese)
Dell’uno non si vedono che i denti. Denti giallastri, poco appetitosi, piantati in una coppia di gengive fin troppo reali per non suscitare i sospetti più sordidi. Dell’altro, sotto la calotta medievaleggiante, si immagina il corpo, ben modellato, elegante, snello. Tutte ragioni per giudicarlo scultoreo. L’uno e l’altro, una strana coppia che mescola la donna all’animale e il volgare alla religione. Il volgare, innanzitutto. Accovacciato come un gorilla, lo scimmione sviluppa un torso enorme, panciuto, che domina un inguine privo di sesso. Le mani sono gigantesche, gli occhi sporgenti, i nasi troppo schiacciati per poterlo ancora definire decentemente. Le mani. Nel video che accompagna la coppia di pietra, le mani dello scimmione si animano, molto rapidamente, per simulare il gioco della «morra», quel gioco d’azzardo e di abilità che anima i bar popolari italiani. Questo era il volgare, nel senso originario, nel senso popolare. Poi la religione. La donna è prostrata a terra, lo sguardo rivolto verso il suolo. Raccolta in preghiera. Le sue braccia si allungano fino a non finire mai. I suoi capelli, ordinatamente intrecciati, seguono docilmente la direzione indicata dalla colonna vertebrale, prolungandosi lungo le braccia tese. La fonte della venerazione si trova al di là dello scimmione che, a sua volta, porta le mani alla testa in preghiera, brontola, stringendo le sue mani aberranti attorno a un rosario smisurato. Derisione della croce, anch’essa violentemente rossa come le pietre della croce.
Leonardo Pivi è uno stregone. Con il cemento, i denti, le ossa, il rosso di Verona, il nero del Belgio, la pietra di Siena e di Bologna, ridà vita ai miti e agli scritti biblici. Lo scimmione entra in concorrenza con Pinocchio, Cristo, San Sebastiano… Come il vecchio Geppetto, li immagina immersi in situazioni rocambolesche. «Creo i miei personaggi e il visitatore li anima secondo la propria immaginazione.» Leonardo è un crociato dell’arte italiana e delle leggende medievali. Come se, a 29 anni, avesse già assimilato un passato di mezzo secolo di saper fare e di saper vivere nella Penisola.