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L’arte di riconquistare una visione “liberata” del quotidiano

Tommaso Attendelli

ee magazine numero 27 gennaio 2012

Capace di padroneggiare i più disparati mezzi espressivi, Leonardo Pivi consegna allo spettatore delle sue opere un salutare senso di spaesamento, volto forse a permettergli di evadere, almeno per un attimo, dall’addomesticamento estetico impostoci della nostra contemporaneità.

Classe 1965, l’artista, nativo di Cesena, attualmente vive e lavora a Riccione.

Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, affianca al suo operato artistico il ruolo di docente del corso di Ricerca musiva (workshop 1) presso l’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Nella sua produzione, che dai primi anni Novanta ha cominciato a catalizzare l’attenzione della critica e del pubblico italiano, risulta chiaro come le molteplici tecniche utilizzate e i vari, ed eterogenei, materiali impiegati diventino nelle sue mani un’unica arma sempre puntata sullo stesso bersaglio: l’egemonia conformista della società moderna. Sculture, pitture, disegni e mosaici, sempre realizzati con una maniacale attenzione alla perfezione formale, trasportano la superficie dei suoi lavori tra le due e le tre dimensioni, mentre la nuda pietra, il lino ricamato, il cemento, le tessere musive, i metalli nobili e persino il materiale organico, come le ossa (anche umane), coniugano le proprie peculiarità plastiche alle suggestioni che riescono a evocare nell’economia complessiva delle opere. Caricaturali sculture fiabesche, pinocchi crocifissi e microscopici idoli colpiscono l’occhio e scuotono la sensibilità, stabilendo, grazie al loro valore simbolico, un ponte tra l’universo arcaico e il mondo presente. Il filone che probabilmente più rappresenta l’anima di Pivi è però quello delle sue composizioni musive. Mosaici policromi di dimensioni anche importanti che ritraggono le icone sbandierate dai nostri mass media, come Barbie o i personaggi dello star-system odierno, quando non soggetti inquietanti quali parti anatomiche e bambole dark. I suoi micromosaici, realizzati con la tecnica arcaica dell’opus vermiculatum, intarsiano invece le immagini stampate sui rotocalchi, donando una dimensione permanente al supporto leggi-e-getta. Pivi riattualizza così il linguaggio del mosaico. Le tessere musive paiono mutare in preziosi pixel che compongono immagini “rubate” al web, mezzo di cui l’artista si serve per leggere gli orientamenti del senso comune. Tra le realizzazioni musive più importanti create da Pivi, ricordiamo le opere pubbliche Vis a vis e Una finestra su Pegaso, collocate rispettivamente nella stazione ferroviaria di Modena e nella stazione Repubblica della metropolitana di Milano, oltre a Non hai vinto ritenta, opera che orna la sala congressi di palazzo Eracle a Contarina (Rovigo). Il progressivo successo riscosso da suo dirompente linguaggio ha portato l’artista a esporre in personali e collettive nei musei e gallerie private di tutta Italia, oltre che di Svizzera, Francia e Stati Uniti. Diffondendo così il suo “antidoto” estetico.