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Leonardo Pivi

Marco Senaldi

marzo 2010

Il lavoro artistico di Leonardo Pivi nasce da una inclinazione verso il meticciato espressivo, l’incrocio formale, il gusto eclettico per il bizzarro e l’inusitato, sostenuto da una perfetta padronanza dei mezzi linguistici adottati. Infatti, che si tratti di pittura, di scultura, di mosaico, o che i materiali in gioco siano pietra, tessere musive, o metalli preziosi (come nel caso di particolari gioielli realizzati dall’artista), o persino elementi naturali come ossa, piume, nidi d’uccello – o viceversa oggetti tecnologici come led luminosi, non fa differenza: tutto viene piegato all’esigenza espressiva dell’artista. Il risultato è un complesso e stratificato archivio di segni, dove – come in una enciclopedia medievale – emblemi e simboli si mescolano incessantemente, pinocchi disarticolati e sofferenti affiancano idoli di sapore azteco scolpiti su pietre dalle dimensioni llipuziane, teste di mucca marmoree dagli occhi di smeraldo finiscono accanto a celebrità dello spettacolo trasformate in insegne musive. All’interno di questo universo, le opere si dispongono per serie coerenti caratterizzate dall’impiego di determinati materiali e collegate dal riferimento a ben precisi repertori visivi. Le serie dei primi lavori, in cui compaiono personaggi arcaici, pinocchi lignei come crocefissi romanici, e teste di oranti scolpite su piccoli sassi, sviluppa il versante oscuro e inquieto della ricerca di Pivi. L’approdo (o meglio il ritorno) alla tecnica del mosaico, ha generato invece nel tempo serie di opere affini ma differenti. Da un lato mosaici di dimensioni importanti, dedicati alle icone mediali del presente, come Sofia Loren o Mike Tyson, inaspettatamente nobilitate da sfarzosi mosaici policromi che le rendono simili alle raffigurazioni degli antichi condottieri ellenistici. Dall’altro, le “riviste”, cioè vere e proprie copie cartacee di rotocalchi intarsiate con mosaici in miniatura realizzati secondo l’antica tecnica dell’opus vermiculatum (micromosaico). Entrambe le serie costituiscono una riflessione profonda sul ruolo strategico delle immagini nella nostra società e sul loro uso spettacolare, ma anche bellico, economico, o semplicemente estetico; infatti, “solidificando” il flusso indistinto di parvenze, figure, rappresentazioni, che ogni giorno,, implacabilmente, le armate massmediali ci rovesciano addosso, in qualche misura ci forniscono un antidoto, che consiste nel soffermarsi sulle “apparenze”, anziché tentare sbrigativamente di liberarsene, come faremmo regolarmente con un vecchio giornale. D’altra parte, il lavoro artistico di Leonardo Pivi non è certo riducibile alla sua, sia pur irraggiungibile, bravura come mosaicista. La serie dei Collages, e a seguire, il lungo itinerario dei dipinti, eseguiti con varie tecniche, tra cui l’olio su tavola, sviluppa altresì una critica approfondita della distorsione estetica assunta dalle sembianze della nostra indescrivibile contemporaneità.