Quando una divinità dell’Olimpo si innamora di una bambola gonfiabile
Federico Bernardelli Curuz
Stile Arte, 31 maggio 2014
“Di fronte alle opere di Pivi ci si colloca in una posizione in grado di cogliere lo slittamento del classico – dice il critico Maurizio Bernardelli Curuz – La modernità sta in un punto che non si colloca nè in direzione dell’apollineo nè in quella del dionisiaco, che risultano elementi estremizzati, ma nello spiazzamento metafisico-grottesco, in grado di creare una viva corrente semantica attorno alle sculture. Modelli romani o ellenistici sembrano calati all’improvviso nella realtà contemporanea e ne risultano assolutamente traumatizzati. E’ su questo trauma del platonismo – così come siamo avvolti da pure sollecitazioni materiali – che si gioca l’humour vivificante di Pivi”.
Leonardo Pivi sta lavorando a una serie di opere in marmo scolpite da modelli in gesso, realizzate in scala 1:1, con l’obiettivo di richiamare i modelli formali della classicità, all’interno dei quali convivono tipologie bizzarre e personali che si animano mostrando una potente vitalità spaziale, su cui l’autore interviene, mettendo a frutto i suoi studi sulla luce con l’ambizione di aggiornare il concetto classico e neoclassico di bellezza del corpo umano nel terzo millennio.
Colti in atteggiamenti al limite dell’osceno e del provocatorio, i personaggi di Pivi evocano una varietà di modelli ispiratori come il bello ideale e divinizzante e la materialità carnale plasmata con religiosità che ascolta e guarda gli dei, senza per questo sottrarsi a riferimenti più contemporanei come bambole gonfiabili e Crash Test Dummies, dando nuova veste alla fredda natura della materia marmorea e riportando l’attenzione sul corpo umano e a valori ad esso associati come la monumentalità, il dinamismo, la torsione e il movimento. “Di fronte alle opere di Pivi ci si colloca in una posizione in grado di cogliere lo slittamento del classico – dice il critico Maurizio Bernardelli Curuz – La modernità sta in un punto che non si colloca nè in direzione dell’apollineo nè in quella del dionisiaco, che risultano elementi estremizzati, ma nello spiazzamento metafisico-grottesco, in grado di creare una viva corrente semantica attorno alle sculture. Modelli romani o ellenistici sembrano calati all’improvviso nella realtà contemporanea e ne risultano assolutamente traumatizzati. E’ su questo trauma del platonismo – così come siamo avvolti da pure sollecitazioni materiali – che si gioca l’humour vivificante di Pivi”. Spaziando da tematiche che vanno da fatti di cronaca ad altri considerati pilastri del tormento esistenziale, Pivi indaga nuovi possibili scenari poetici ed espressivi utilizzando l’arma della bellezza intesa ancora come riparatrice e consolatrice dell’animo.
La mostra Platonic Love
A pochi metri dalla Stazione Centrale di Milano, in via Gluck, una delle strade simbolo della crescita del capoluogo lombardo negli anni settanta, sorge Gluck50, nata nel 2013 come residenza privata per artisti e spazio innovativo che accoglie, su invito, artisti italiani e internazionali, già affermati ed emergenti, che possono esprimersi in assoluta libertà, al fine di creare progetti d’arte di alto livello. Questa realtà si pone tra i principali obiettivi quello di promuovere, sostenere, documentare la crescita artistica contemporanea di talenti, condividendo e contemplando la realizzazione di progetti d’arte ambiziosi, originali e complessi. Dopo Thiago Rocha Pitta e Yuki Kimura, dal 7 maggio al 26 luglio 2014, Gluck50 presenta Platonic Love, la mostra personale di Leonardo Pivi (Cesena, 1965), pensata appositamente per lo spazio espositivo nel corso del progetto di residenza per artisti avviato nel 2013.