Twenty Fragile Pieces
Emanuela De Cecco
Catalogo, Galleria Analix Forever, 1992
Il primo attributo è lo scarto delle dimensioni. Le personcine di Leonardo Pivi sono infatti ricavate da piccole pietre minuziosamente scolpite. Rappresentano un’umanità dolente eseguita con un procedimento antico che segna una presa di distanza volutamente inequivocabile dall’immaginario che siamo soliti frequentare. La trappola è innanzi tutto una trappola per chi guarda. La sofferenza, il gesto violento (e non a caso Mima mangia anima era il titolo di un lavoro che dava il nome ad una sua mostra del 1992), i temi sacri, sono argomenti ricorrenti in queste creaturine aggressive e nella loro disposizione. Verifichiamo quotidianamente che i nostri occhi hanno raggiunto una sorta di assuefazione alla rappresentazione del dolore. I morti di morte violenta ci vengono riproposti dai media uniti ad una serie di effetti placebo che funzionano bene per ricondurre ciò che vediamo ad un magma indistinto che, nel cambio del canale, contempla una effettiva possibilità di distrazione, di fuga. Le grandi messe in scena dell’immagine rientrano nell’arredamento con cui conviviamo abitualmente; difficilmente la Disneyland del dolore è quello che davvero ci commuove; accade così che ciò che è piccolo, scarsamente visibile o addirittura già scomparso diventa in realtà ciò che ha ancora la capacità di sconvolgere. Così la rappresentazione del sacro oggi, e quindi l’immaginario cattolico – sia perché la perdita di centralità della dimensione religiosa ha eletto nuovi dei, sia perché affrontare un confronto con un’iconografia troppo importante è difficile – è spesso incapace di produrre scenari contemporanei con immagini nuove che abbiano il sopravvento su quelle del passato. Ecco che, per queste ragioni, è un atto di coraggio scolpire un crocefisso piccolo piccolo con un corpo sofferente che esprime un dolore sordo ed insostenibile perché l’ombra che lo minaccia viene dall’alto (il Padre?) ed è troppo più grande del resto. Ed è anche una metafora della condizione umana e sappiamo bene cosa voglia dire, di fronte ad eventi ingiustificabili, sentirsi fuori taglia per difendersi, piccoli, doloranti, inadeguati… Le microsculture di Pivi sono violente nel costringere ad uno sforzo di attenzione (bisogna avvicinarsi per vedere le conformazioni dei volti e le espressioni così come si teme che possano perdersi, confondersi nella ghiaia, sparire per distrazione) e, per assurdo se si pensa quanto sono inattuali e provocatoriamente improponibili rispetto a tutto il resto, riaprono ferite cicatrizzate negli sguardi indifferenti.