Vingt Pieces Fragiles
Gianni Romano
Catalogo, Galleria Analix Forever, 1992
Sebbene la combinazione atipica dei manufatti provenga dal sociale – del quale l’arte rappresenta qualcosa di più che una semplice generalizzazione o un approfondimento – quando il processo di definizione si realizza nella prassi ii suo significato semantico si allarga lino alla negazione del segno stesso e alla comprensioni di elementi altri. Per Leonardo Pivi, prassi e costruzione poetica coincidono, i materiali – pur coinvolti nel processo di ricerca dell’immagine – scartano la tentazione iconografica optando per immagini povere, primordiali. II materiale non parla di sé, non racconta la propria storia, ma entra in osmosi con un’immagine in progress. Per artisti come Pivi, tuttavia, la materia è ancora argomento di conversazione con la quale l’opera si carica di significati, ma non si tratta tanto di una predilezione materica dell’artista. Segni, simboli, materiali.., nelle opere di Pivi riconducono ad un’idea di fisicità. La materia di Pivi ci parla della fisicità, dell’essere della presenza delle cose e degli uomini. Quando ogni discorso si limita alla forma, la forma limita il discorso. La forma da sola contiene un campo di indefinizione tale da permettere a chiunque di giocarci, ma a pochi di trarre conclusioni. Non sembrerà strano considerare le opere di Pivi come prova finale che scaturisce da un lato da una grande attività la produzione di disegni /schizzi accenni (che l’autore non espone o espone con ritrosia), da un altro punto di vista è questa stessa attività che diventa filtro per la miriade d’immagini che costituiscono il nostro consumo quotidiano, l’immagine “così com’è” viene messa a dura prova. Eppure Leonardo Pivi rischia di cadere nella sua stessa “trappola” quando adopera la croce – il più totalizzante dei simboli, pura rappresentazione, supporto della meditazione – il tentativo più riuscito di tradurre adeguatamente il divino. L’artista riesce comunque a stravolgere col gioco formale i destini del segno e il proprio rapporto con la rappresentazione. violata attraverso la metafora dell’imbuto aperto al mondo e dell’icona circondata da cadaveri animali. Se è vero che l’icona è la giustificazione autoritaria delle crisi iconoclaste, Pivi l’adotta nel modo più corretto, combinando pragmatismo e scetticismo.