Disossando personaggi
Guido Molinari
By pass 1996
Protagonista del video è on piccolo drago, simpatico anche se mostruoso, intento a compiere atti bizzarri di autolesionismo: l’animale fantastico appare impegnato a percuotersi con vibrate martellate i propri testicoli posti so di on incudine. Ormai sappiamo che i meccanismi che sottendono alla risata, allo humor, all’ironia sono estremamente prossimi a molti effetti di straniamento che possiamo riscontrare nei sogni o in molte opere d’arte contemporanea. L’effetto comune è senz’altro lo sprigionamento di cariche emotive e di energie psichiche le quali, nel caso dell’arte, sono strettamente legate non solo al contenuto ma a tutto il sistema di realizzazione dell’opera. Nel nostro caso siamo in presenza di uno sconfinamento dall’ambito scultoreo, punto di partenza dell’operazione, per approdare a territori in cui è in atto un’opera di incarnazione del personaggio in materiali molli, mobili, appartenenti al regno del presente, tali da generare una creatura senza ossatura, senza apparato scheletrico. Se da un lato la componente “soft” del materiale rimanda, conic nel caso dei testicoli ridicolmente allungati, all’elasticità e alla malleabilità dei corpi nei cartoni animati, la componente “hard” è rintracciabile nella tecnica di animazione, realizzata registrando alcuni fotogrammi al secondo: l’effetto percepibile sul soggetto in azione sarà quello di un movimento meccanico, forzato, frutto di un’animazione estremamente arcaica, scarna ed essenziale, primitiva. La scena si presenta dunque in maniera dura e diretta: abituati ormai alle azioni spesso violente della Body Art, ci troviamo ora di fronte ad un passaggio dall’impiego del corpo umano come soggetto dell’opera e all’impiego di un corpo mutante, mass mediale, imprendibile, legato indissolubilmente all’immaginario televisivo e pubblicitario attuale. La stessa tecnica di animazione utilizzata per far vivere le creature fantastiche dei film mitologici degli anni Sessanta viene assorbita e riutilizzata dall’artista per infondere vitalità ad on personaggio che si muove so di uno sfondo neutro e semplice, in grado di evocare nella sua essenzialità alcuni episodi del “Carosello” televisivo a coi assistevamo da piccoli, ormai parte dell’immaginario collettivo degli appartenenti alla nostra generazione.