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I colori della primavera per non dimenticare

Luca Beatrice

Hurrà Juventus n.10, 2008, pag. 12

Gli amici calciofili e i tifosi juventini mi perdoneranno se questa volta la prendo alla lontana, sperando di non indulgere troppo in una lezione di storia dell’arte. Fin dall’antichità l’arte del mosaico, è stata nei secoli, quella che più si è avvicinata al bisogno e al desiderio di narrazione, insito nella natura umana. Adoperato inizialmente per il suo potere meraviglioso e incantatore più negli edifici civili, ad esempio in terme e dimore private, che negli edifici di culto, il mosaico fiorisce nella Ravenna paeolocristiana intorno al V secolo. Forse per la sua posizione geografica, una porta d’oriente al pari di Venezia, Ravenna vede l’irradiarsi dell’influenza bizantina, soprattutto per l’impiego dell’oro e dell’argento nei punti strategici dell’architettura musiva. Un’arte che sviluppa, unitamente alle soluzioni decorative più estreme e virtuosistiche, la tendenza al racconto, a farsi testimonianza della cronaca dell’epoca. Questa tecnica, questo linguaggio, apparentemente lontani dalla contemporaneità, sono invece i più adatti a rendere eterno il tempo e trasformare la cronaca in storia. Proprio perché considerata “arte minore” rispetto alla pittura e alla scultura, il mosaico assume il ruolo della narrazione popolare e della testimonianza. Il mosaico è infatti destinato a raccontare e conservare la memoria. C’era un ricordo da onorare e un esempio da lasciare in eredità alle generazioni presenti e future. Un’immagine che dicesse chi fossero Alessio e Riccardo. Due sentieri interrotti, ma vivi e presenti. Due splendenti comete, le vedi ogni notte se alzi gli occhi al cielo. Due gioventù cui sorte avversa ha impedito di crescere. Nasce così il mosaico di Leonardo Pivi scultore romagnolo tra i migliori della sua generazione. Non un monumento commemorativo, ma un’opera d’arte piena di gioia e speranza. Non la monocromia sorda del bronzo, il biancore funereo del marmo, ma un gioco di mille colori cangianti a seconda della luce, e delle sue rifrazioni. Cosicché tutti i ragazzi che giocheranno a Vinovo incroceranno con lo sguardo i due piccoli campioni in bianconero che ora corrono chissà dove, da qualche altra parte. Ci mancano tanto, eppure sappiamo che dentro di noi non se ne andranno mai.