Il corpo primordiale
Luigi Meneghelli
Shape your body, Galleria La Giarina, Verona, 1994
La scultura di Leonardo Pivi suggerisce un’atmosfera dichiaratamente magata: schegge di immagini, minimissime o gigantesche, terribili o violentemente caricaturali; esseri dai tratti stilizzati, estranei ad ogni idea di forma, di definizione figurale. Sagome innocenti, “prime” o primitive: non solo perché sembrano scavate da forze naturali o incise come antichi amuleti, ma anche perché il gesto non si ferma nella materia e nella sua intima fisiologia, ma la trascende cercando un’immagine multipla (contemporaneamente effige umana, allusione animale, segno infero, insegna regale, ecc.). Attitudine questa, che si trova anche nei piccoli studi con i quali Pivi si accosta all’opera: tracce che crescono su sé stesse, quasi salissero dal fondo del foglio e diventassero disegni senza immagine, senza racconto, già nei pressi dell’astrazione. E la figura simbolica dell’embrione che si evidenzia (o anche quella della maschera), dove il corpo è ridotto a viso e il viso è sviluppato alla maniera del corpo, generando una sconvolgente deformazione dei tratti fisionomici: una traslazione delle parti. per cui ciò che è elevato (il corpo) si contrae e ciò che è raccolto (il volto) si dilata. La conseguenza è che il lavoro di Pivi non è da leggersi come pura presa delle distanze rispetto “all’immediatezza mediale” (all’immaginario quotidiano), in favore di un recupero nostalgico del fare (del gesto naturale), quanto come la costruzione di una forma che si nasconde. E in questo suo nascondersi si inghiotte, sprofonda nei suoi lineamenti poveri e terroristici se è l’osservatore: alterazione/nascondimento di ogni fisionomia che rende la scultura una cosa in sé, un fatto, un feticcio sovrastante, immodificabile: ultramondano (anche se eretto con spoglie, banali elementi del mondo).