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L’ultima opera di un giovane scultore ravennate

Raffaella Mariani

“Pivi e la sua Madonna” — Intervista Il resto del Carlino Ravenna, 11 dicembre 1994

L’artista ha 29 anni ed è considerato fra i cento artisti più in vista del 1994 Una “madonna con bambino” legata all’iconografia più classica dell’arte, è l’ultima creazione di leonardo Pivi, ventinovenne ravennate. L’immagine volutamente trasgressiva, (un gesso di un Metro e 80 centimetri d’altezza) rappresenta una nuova visione artistica che lo scultore ha elaborato negli ultimi mesi, da quando cioè la rivista <Arte> lo ha indicato nei cento artisti italiani dell’anno.Dieci esperti d’arte a livello internazionale hanno scelto ciascuno dei nomi meritevoli di essere ricordati, fornendo una rassegna altamente indicativa della situazione artistica italiana attuale; tra gli artisti più giovani sono apparsi così nomi sconosciuti, come ad esempio quello di Pivi. Dopo il diploma all’istituto d’arte per il mosaico di Ravenna e della sezione di pittura dell’accademia di belle arti di Bologna, Leonardo Pivi elabora per se un percorso artistico singolare attingendo dall’esperienza del mosaico, passando dalla pittura per arrivare alla scultura, fino alle ultime opere basate su installazioni video ed ambientali.Come materiali usa la pietra, la creta, il metallo ma anche il cemento armato, materiale considerato <povero>, ma che sotto le mani di Pivi acquista significazioni molto forti per comporre immagini che catturano L’attenzione. E sicuramente ha catturato l’attenzione pregiata di un noto critico d’arte italiano quale Renato Barilli, che lo ha segnalato appunto per l’inchiesta di “Arte”, riconoscendo “nei suoi corpi frementi la materializzazione di geroglifici o l’ingrossamento di una stenografia”. “Sono rimasto sorpreso della segnalazione di Barilli sulla rivista­­-dice Pivi-segno che forse anche in Italia si stà muovendo qualcosa intorno alla nuova arte, mentre io fin ora ho lavorato molto bene con l’estero, dove il clima è più di sperimentazione e apertura verso nuove tendenze artistiche”. Diverse Mostre in svizzera infatti, come l’ultima alla galleria Analix di Ginevra, ottengono l’attenzione di critici come Roberto Daolio, che dedica a Pivi una recensione sulla rivista <Flash art> del giugno scorso. Tra sacro e profano, organico ed inorganico il lavoro di forte impatto di Pivi è in costante mutazione:le sue figure come larve umane, quasi scoperte dalla mano di un archeologo sotto le ceneri di una civiltà perduta, mutano la pelle come la propria anima, forme come una storia passata, (a volte rappresentate dall’uso di semplici ciottoli di fiume) si tramutano in esseri urlanti, cattivi ma portatori di grandi segreti e di forti sofferenze. ”Sicuramente la mia ultima Madonna con bambino-continua l’artista- sembrerà irriverente o troppo “moderna”, ma la mia intenzione invece è contraria, o meglio ho voluto creare questa immagine per colpire in modo forte lo spettatore, per avvicinarlo ad una religiosità riscoperta”. Ci tiene molto Pivi a questa sua Opera ne parla in modo quasi sacrale, come se la scoprisse lui stesso al momento e non ne nasconde un certo orgoglio dicendo che un certo critico d’arte italiano – si mormora Achille Bonito Oliva – abbia voluto vedere questa madonna, ma il suo desiderio sarebbe quello di poter presentare l’opera e parlarne con il cardinale Tonini.