Laboratorio materiale
Luca Beatrice
catalogo della mostra Galleria Astuni, 2001
…C’è anche una bella lettera di Leonardo Pivi in cui mi illustra i nuovi mosaici: “I soggetti sono rappresentati a mezzo busto, la tecnica musiva è ibrida, cioè le regole del mosaico parietale e pavimentale si fondono in uno stile ricco di contaminazioni. Per ispirarmi, guardo immagini fotografiche dalle riviste, dai quotidiani, le posso scaricare da Internet. Solitamente i soggetti non sono scelti per un mio particolare interesse o venerazione, ma è del tutto casuale. Quello che più mi interessa è che il soggetto una volta scelto, possa suggerirmi soluzioni poetiche sempre nuove. Per esempio, attraverso lo studio della pelle elaboro scale di materia e colore per rappresentare gli incarnati, oppure i difetti o le particolarità anatomiche quali le labbra, il colore e il taglio dei capelli, oppure trovo interessante rappresentare le infinite possibilità cromatiche che può suggerirmi l’iride di un occhio. Mi piace non solo rappresentare la forma con il colore, ma anche lo stato di salute o di malattia della carne (un occhio affetto da cataratta mi può suggerire l’utilizzo di un materiale particolare che viene estratto solamente in Brasile al posto di una comune pasta vitrea). Con la tradizione musiva modifico geneticamente il linguaggio fotografico pietrificando il colore con una sensibilità poeticamente pittorica. Trasformo i codici standard dei pixel che costituiscono le immagini fotografiche con tasselli di pietra o quant’altro, fabbricandoli uno ad uno. Fare un mosaico o dipingere è la stessa cosa. Ho bisogno di studiare l’immagine che intendo elaborare, proprio come fa un tennista prima di cominciare la gara: anche lui deve infatti studiarsi non solo l’avversario, ma anche i materiali, le superfici (terra rossa, erba, sintetico) per prepararsi mentalmente ed adattare al meglio le sue potenzialità. Per me il mosaico è una sorta di pittura pietrificata. La sostanziale differenza è data dal colore, che essendo solido non può essere mai mescolato a piacimento. Nel mosaico i materiali (marmi, pietre dure, madreperla, pietre calcaree) ti costringono ad usare scale colore fisse. Quindi ti impongono le scelte cromatiche per costruire la forma, mentre in pittura è esattamente il contrario. Ma veniamo ora ai soggetti che ho scelto; queste immagini mitiche, molto Pop Art, diventano col mosaico molto dure e nervose perché si crea un affascinante cortocircuito. A me interessa rivestire la foto estrapolata con un’identità musiva del tutto nuova. Il processo di ribaltamento formale esprime uno straniamento che va oltre il già visto sui media, trasforma l’immagine fotografica in qualcosa di spiazzante, perché l’unicità della tecnica a mosaico, così modernamente antica, si contrappone in maniera del tutto originale alla riproduzione in serie. Il concetto Pop con il mosaico viene per me espresso al contrario”.