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MediumMedea

Letizia Ragaglia

catalogo, Museo d’Arte Moderna, Bolzano 1997

Archetipo. Una parola chiave per il lavoro di Leonardo Pivi, il quale secondo una pregnante definizione di Roberto Daolio “attualizza l’arcaico e mitizza il sacro”. Nell’opera di Leonardo c’è una straordinaria conmistione tra originario e contemporaneo, tra “primitivo” e tecnologico, i quali si fondono con estrema naturalezza, si arricchiscono a vicenda. Potremmo persino azzardare di lasciarci sfuggire che il suo lavoro è una metafora del “nulla si crea e nulla si distrugge”… Immagini, forme, gesti che attraversano il tempo – e i vari media che si susseguono nel tempo. Riferimenti, analogie, caratterizzano la complessa e affascinante ricerca di questo artista, interprete di questo tempo, in cui le sofisticate tecnologie della comunicazione, procurando un surplus di dati ed informazioni, ci permettono un dialogo ravvicinato tra miti antichi e contemporanei, ma creano anche un disorientamento nei confronti del mito, del sacro e dell’archetipo, e ne abbassano il significato, come sottolinea Claudio Marra altrove in questo catalogo. L’atto di fotografare la pancia di una donna gravida, su cui viene proiettata col video una scultura-maschera assurge a rito contemporaneo paradigmatico: la maschera, uno degli strumenti magico-mimetici più antichi, viene “tatuata” sul luogo che perpetua la vita per eccellenza – il ventre di una donna gravida -, ma ciò avviene per contrasto grazie all’impiego di una tecnologia sofisticata ed il tutto viene fissato da un medium istantaneo come la fotografia. I media, da un lato hanno annullato le distanze tra presente e passato, ma dall’altro hanno condotto ad una mitizzazione generalizzata: il lavoro di Leonardo ci fa riflettere sul modo in cui miti “originari” reagiscono al contatto con i nuovi “miti”.